La calza della Befana

Pubblicato nel mese di gennaio 2010

 

La Befana……

  6 gennaio 2006  -  6 gennaio 2010   

Sono passati 4 anni sembrano tanti, ma non sono nulla perché il ricordo di quella befana 2006 è ancora vivido e forte in me.

Ti sei svegliato, stavi abbastanza bene (in confronto ai giorni precedenti!) sei entrato in soggiorno hai guardato sul camino e hai visto che non avevo messo la calza.

Meravigliato e anche un po’ arrabbiato mi hai chiesto “come mai quest’anno niente calza? io me l’aspettavo!” ed io in quel momento mi sono sentita piccola piccola ed in colpa (un’altra colpa da portare sulle mie spalle!)

Mi ero completamente scordata che era la Befana e non avevo pensato che ti avrebbe fatto piacere trovare come ogni anno, 20 anni, una calza con i dolci e qualche piccolo regalo!

Presa da tutte le cose pratiche (e dolorose) avevo dimenticato.

E così ancora oggi mi porto il rimorso di non averti fatto trovare la calza e la cosa peggiore fu che tu aggiungesti: “ però l’anno prossimo non te la scordare!” ed io con il cuore a pezzi ti promisi che non me ne sarei mai più scordata.

E così è stato, sono 4 anni che ogni 6 gennaio rivivo quei momenti che non potrò mai scordare con l’unica differenza che adesso posso piangere liberamente cosa che quel giorno non ho potuto fare per non farmi vedere da te.

Poi quel giorno di gennaio pieno di sole è passato quasi in modo piacevole.

Avevi fame (dopo tanto tempo) e mi hai chiesto per pranzo il sushi.

Così di corsa sono andata al centro commerciale Leonardo a comprare il sushi nel ristorante giapponese dove tu a novembre insieme a Susanna ti eri fatto l’ultima mangiata di gusto (ho ancora la tua foto sul cellulare di tutti i piatti vuoti)

Tu seduto sulla poltrona con le spalle alla finestra ti sei gustato quelle pietanze. Ti ricordo come in una fotografia, il sole ti scaldava e da dietro ti illuminava i capelli, quei capelli che per effetto della chemio ti stavano diventando bianchi (ma non ti cadevano, cosa che tu non avresti mai accettato!)

E’ stato l’ultimo giorno a casa in cui stavi benino, poi il 7 sei peggiorato e la domenica 8 ti abbiamo portato in ospedale, il dolore era diventato lancinante e insopportabile e quello che ti stavano facendo non bastava più.

Non sei più tornato a casa, ma la tua stanza è rimasta come l’avevi lasciata tu e così rimarrà.

Ecco perché quel 6 gennaio di 4 anni fa non potrò mai scordarlo.

Per te mio amato figlio.

Lascia un commento

Viva le feste?

Pubblicato nel mese di gennaio 2010

Viva le Feste?

 

Sono i soliti ‘ 3 rituali 3’ , che si ripropongono ogni dicembre, Befana compresa ; per molti  il più atteso è Capodanno , soprattutto per il suo seguito di speranze col botto .   Da parte mia, io il botto me lo custodisco dentro di me , Enrico , ed ora ( ..ehi , non essere beffardo , sto parlando sul serio) .. ed ora sento  il rimpianto , fortissimo , di non averti mai  descritto  una storia vissuta tantissimi anni  fa , proprio in questi stessi giorni ;  ma, andiamo per ordine .

 

 A me mi … si può dire ‘a me mi’ ? Bè, io lo dico : “Il Calendario” a me mi sta sulle castagne ; e poi mi fanno pena quei poveracci che sono nati il 29 febbraio , sembrano dei ripetenti , che gli altri festeggiano il compleanno e loro restano indietro ,  che gli altri con gli anni vanno avanti e fanno carriera (?) e loro ancora fuori , e sempre di più , quasi come se non avessero diritto ad invecchiare , poveracci ..    Di due cose ora voglio parlare con te , Enrico :  con  la prima cosa restiamo nel “quotidiano”,  in ciò che avviene mentre si campa tra ingranaggi che  girano ( finché la molla tiene) ;  dopo invece, tu ed io voleremo  insieme verso quel “botto”..

 

  Siamo nel regno governato dal Calendario, che in questi giorni celebra la sua scienza ; e di scienza si tratta , a leggerne la storia :   il susseguirsi del tempo fin dalle origini era regolato dalla sequenza giorno-notte : andamento naturale, infallibile e perpetuo ; c’erano anche le conferme dei cicli lunari (quando non era nuvoloso troppo a lungo) e dei segni della natura ; però si volle imbrigliare meglio il tempo , con le sequenze anche delle settimane e dei mesi .  Ed ecco , già ai tempi di Cesare, verso il 320 a.C. apparire la farsa del Capodanno , che per gli esperti  dell’epoca capitava ogni 365 giorni e 6 ore ;  ma c’era un errore di 12 minuti e vari secondi .  Per tante centinaia di anni, pur avendosene conoscenza,  nessuno intervenne .  Fino al  1582 , quando Papa Gregorio XIII  fece fare bene i conti , attuò una Riforma e sentenziò così  (per l’Italia di allora) :  “ Signori ,  oggi è il giorno 4 ottobre 1582 , ma domani non sarà il 5 , bensì  il 15 di ottobre !  Alègher !

Ci volle qualche centinaio di anni per uscire dalla confusione ,  perché i protestanti fecero ciccia , altri tennero botta , i Francesi duecento anni dopo ci ripensarono e inventarono il loro “calendario della Rivoluzione”, insomma non fu una storia semplice ; infine se ne uscì ,  e il calendario è quello di oggi .   Però non finisce qui , perché i calcoli del 1600  hanno dato la durata media dell’anno : 365gg, 5h, 48’, 46,5’’,  ma ancora con una imprecisione: cioè si avrà la perdita di un giorno  ogni 3.000 anni !  Ecco che  il problema si ripresenterà di nuovo , tra mille e più anni ;  qualcuno di buona volontà si dia da fare .  Fine .

 

  E’ così bella invece , e così “chiara , fresca e dolce” l’alternanza tra il giorno e la notte !

Ora siamo fuori dalla quotidianità, Enrico ; in un campo dove l’immaginazione ha spazio :     

 

non c’era ancora il dominio dell’elettronica ; per dare luce a certe idee era sufficiente la mano di un buon elettricista ; oggi no , le luminarie natalizie sembrano elaborazioni al computer : luci multiple alternate, colori a gogò ,  geometrie ;  scatti di luce a orologeria , com’è  tuttora  in viale Marconi ,  dove i due lati del viale sono un susseguirsi di pannelli di luci equidistanti , tutti bene in fila come lampadine-soldati : unòddué – unòddué …  vedo una parata militare , quasi la sento ; bell’effetto, senz’altro !  Però credo che il ‘tecnico’ del digitale avesse in mente un progetto più natalizio, magari  una ‘pioggia’, con  gocce che si susseguono ; e il computer l’ha vista mai una pioggia , anzi, ‘le piogge’?  A catinelle, oblique , a raffica , antipaticissime , morbide , e poi quella.. amabile ?   E’ di quest’ultima che ti debbo parlare Enrico , parlartene ora perché ho mancato di farlo quando ancora potevamo camminare insieme : 

 ero a spasso in centro , prima di Natale , guardavo le vetrine e i decori ,  più sobri allora ;

poi fece scuro , e le luci diventarono la nota principale , gli oggetti esposti apparivano come risonanze luminose ….

…dopo la piazza giro a destra,  via Frattina , stradina stretta : l’immaginazione proprio qui , a sorpresa , apre un suo spazio , ampissimo :

-         fermarsi , guardare in su e sentirsi catturati , sì , ma da cosa ?  da una caduta casuale , senza un ordine, di tante piccole lampadine,  tutte in totale aritmia , pendenti dall’alto  lungo la strada : è una magia , quel gocciolio di luci così naturale , che invita ad essere vissuta per intero in due tempi , e chiede di esser lì nel momento di un ‘incontro’…   

 

Enrico,  da tempo cercavo parole degne per parlarti di queste remote emozioni ,  ma  una frase che ho letto proprio in questi giorni in un libro di Eugenio Scalfari   (“L’uomo che non credeva in Dio”) parla per me come io mai avrei saputo dire  :

  

 “ Il gocciolio del tempo che cade dalla gronda del cielo

  sui tuoi pensieri ormai svagati e sconnessi,

  il fanciullino che è rimasto in te  ancora ti invia segnali ,

  segnali di riso e di pianto , di gioco e di malinconia “

 

  ecco cosa stava accadendo quella sera , a via Fattina :  il gocciolio del tempo , la gronda del cielo , i pensieri sconnessi ;  ma non svagati  ,  tutt’altro che svagati  perché da quella sera ebbe inizio l’attesa del ‘secondo tempo’ ,  una pioggia ‘amabile’ , che desse vita all’incontro ,  perché il desiderio non era più immaginare , ma vivere l’incontro nella sua realtà .  Dopo qualche pioggia ‘obliqua’ , arrivò finalmente la sera del giorno giusto ;  ricordo bene mia madre : “ma dove vai che piove ? si scivola sul bagnato !”  Avevo la Lambretta , il casco non c’era ancora , ed io mai avrei rinunciato , sapevo che sarebbe stato  l’ ‘evento’  ;  ora debbo ripetermi  : ciò che accadde non saprei esprimerlo meglio di come è stato scritto sopra :  il fanciullino , i segnali di riso e di pianto ,  gioco e malinconia ; ecco, era questo :

 

 - lo sguardo verso l’alto ,  le gocce  del cielo che cadono negli occhi ,  tante piccole lenti per rendere sfocate le lampadine  e vederle cadenti  insieme al  gocciolio del tempo ,  e poi ..  la festa di colori che lumeggiano, scomposti da altre gocce-lacrime   fattesi  piccoli  prismi …   Continuava a piovere , pioggia amabile, ed io ero ancora lì  bagnato ,  illuminato ,  felice ….  

 

 Enrico ,  ti dicevo che il mio “botto” ce l’ho dentro ;  chissà ,  se tu essendone a conoscenza ,  mi avresti dedicato una tua poesia,  breve ,  una come questa :

           

            Pensieri , dei cieli

              come nuvole

              sparse al tuo sospiro

                                   (respiro)

 

Ci manchi , Enrico ..

 

 
Lascia un commento

Dicembre

Pubblicato nel mese di dicembre 2009
 

Caro Enrico ,

 

pochi giorni fa , a sorpresa , il mattino non è stato piacevole ; al contrario del solito,  mi sono svegliato respirando a fatica con l’affanno di chi avesse appena finito di correre ; eppure non avevo avuto incubi , né fatto sogni strani ;  avevo la sensazione che qualcosa di estraneo   si fosse introdotto per impedirmi il respiro .   Chissà  perché ,  ho espresso il mio sgomento in  siciliano , e ho esploso un : “minchia !”.   Subito ho pensato alle possibili cause : la porchetta , il cotechino , l’aria secca del termosifone , la reazione al vaccino ..,  ma sono tutte situazioni che conosco , già provate ; no, qui c’è un caso clinico , un respiro corto così strozzato , quasi invalidante ;  allora .. calma .. ,  comodo in poltrona accanto al letto , occhi chiusi , radio spenta , niente libro , né quadri , né tinozza di biancheria , o detersivi ;  solo il “silenzio” .. ; che però è tale per alcuni secondi , perché  poco a poco rumori lievi cominciano a proporsi : un ticchettio , un fruscio , il mormorio della città .. ; è la stessa cosa che accade con il buio : spenta la luce , pochi attimi ,  ed appaiono i pallidi chiarori della notte con le sue presenze .              E’ così che scopri come  “assenza -  silenzio –  buio” ,  in realtà  siano solo astrazioni , e che quindi non facciano parte della natura ; cioè , se le vuoi , te le devi creare da solo ; ed io ecco che tento di trovarle ..

  

Ad occhi chiusi , ho sentito la tua presenza , lì dietro , con i tuoi gomiti sullo schienale della poltrona ; eri appoggiato come faccio io quando vengo da te, con le mani sulla lapide della tua poesia ; da lì ci facciamo compagnia , con quella coppia di insettini  (d’estate sono quelli rossi ) che sempre passeggiano sul marmo , quasi ad ascoltarci .    Poco dopo , dallo schienale della poltrona mi è giunto il conforto  della tua voce : “dai papà ,  facciamo un po’ di teatro : tragedia o commedia ?”,  “.. solo  qualche minuto , non so , ora vediamo ,  ma intanto tra le due io vado con urgenza sulla seconda , possibilmente comica ..”

   Poi mi sono lasciato prendere completamente dalla tua idea del teatro , e senza una bozza di  trama , a un certo punto eccomi alle prese con una nuova  interpretazione de “l’assenza”:  per prima si è presentata l’attrice antagonista : “la noia” ,  quel  modo vuoto , vacuo , di vita che Dante con il nome di “Accidia” ha relegato all’Inferno , nello Stige , nella melma , con gli  accidiosi  semi immersi come nella tavola del Dorè al 7° canto  ;  e poi  , quasi  fossero attori di un secondo atto ,  i morti  come li vediamo al Cimitero , interpreti di una  vita comunque attiva , bene ordinati in fila , tra i fiori , ma destinati per il resto dell’eternità .. a chi ?  A che cosa , se non alla “noia”, a quella perenne !   Ma , allora , vuoi vedere che è  per questo che io da sempre sono ostile a quel senso del  non aver niente da fare , o niente a cui pensare ?

Però , guarda Enrico che io non disdegno la morte , anzi , ( anzi o ‘anzio? ..anzi ,)  però mi è veramente  penoso che “la creatura più potente di Dio” (perché tale è la morte)  sia ridotta in quello stato così di vuoto ….        Oddio , calma ,  mi cresce l’asma ,   calma e riposo .. ;

 

 passa qualche minuto , di nuovo un tempo improduttivo e noioso ;  sto per ricominciare a lamentarne la passività , con tutto quel che c’è da fare ,  ma mi precedi tu , con la tua uscita ‘esperta’:

“ papà , non ricordi più il  De otio  di Seneca , l’ozio creativo , la contemplazione , che è azione in se stessa ?” .   Il respiro migliora un po’ ;  no Errì ,  non ho memoria del  De otio ;  ma al più presto provvederò ,  perché  il  tema mi spinge verso il dubbio , con  la necessità di un chiarimento ; per esempio :’Ozio’ , ‘Noia’ e ‘Accidia’,  secondo Seneca ,  potranno essere ,  in qualche modo , considerati  sinonimi , o  sono tre stati d’animo tra loro in contrasto ?

  Ora ho due urgenze : visita cardiologica con  ECG ed  EcoCDG  ;  e poi  il  “De otio” .. .

 

  Vedo oltre i vetri della finestra le cime dei grandi platani ondeggiare ;  il vento svolge le sue funzioni : le nuvole, le onde , i pollini ; e lo spettacolo della caduta disordinata delle foglie ..  poi , tra poco , il vento riposerà , e allora io scenderò in piazza con te ,  sulla piattaforma del tempo , tra le foglie immobili , a meditare ,  e ad ascoltare la tua poesia  :

 

    DICEMBRE     /        - non altro c’è da fare

                                          che scalciare

                                           le foglie morte nei mucchi

                                                                     pensierosi

 

 

Ciao ,  grazie …

Lascia un commento

Novembre ancora

Pubblicato nel mese di novembre 2009
 
 
Enrico ,   camminavo , sere fa ,  nelle stradine che si incrociano ai lati di viale Trastevere ; sentivo un rumore di passi dietro di me ; non mi sono girato , ho voluto lasciare la sensazione che fosse lo stesso ‘suono’ di una  lontana sera del 2005 , quando i tuoi passi erano veri , vivi : il mattino dopo  dovevamo partire per Ancona : era lì che avevi l’esame di Concorso per l’ammissione all’Accademia Navale ,  l’ultimo , prima della prova di atletica a Livorno ; era il 13 aprile , stavi bene .  Quella sera , causa il mio poco affidabile senso d’orientamento , a un certo punto ci eravamo trovati chissà dove ;  con te al fianco fu spontaneo che anche vagare a  vuoto diventasse creativo : dissertammo su  Borges , sugli specchi , sui ‘labirinti’… ;  conservo i biglietti del treno , sono qui avanti a me : era proprio  il 13 aprile 2005 ;  stavi bene .        Invece è stato altra cosa sere fa ,  fine ottobre 2009 :  io camminavo  avanti , tu dietro ,  in un illogico percorso della  fantasia ,  ci trovavamo alla ricerca di quei passi ,  stessi sampietrini ancora sconnessi ,  quando all’improvviso s’è fatto buio :  certo , “è chiaro che è scuro”, così ci avrebbe sorriso  Achille Campanile !  l’ora solare è tornata stanotte,  e alle 18 è già buio ; ed è così che ogni anno si presenta l’autunno !

 

 Novembre -  Sfoglio il tuo libro ; nelle pagine trovo due ‘presenze autunnali’  :  comincio con la seconda , scritta su un foglio del quaderno “di brutta”,  inserita tra numeri , tracce di disegni e scarabocchi  :  ha un inizio ‘goliardico’ , cui segue un finale ‘tragico’ :

 

           NOVEMBRE

   Quattro libri  cinque sippe

   ma solo  due chiappe

   e questa  è la mia casa

   ed è  qui che vivo

 

   e so quanto freddo c’è lì fuori

   quanto freddo è l’universo …

   più grande della morte .

 

  Il titolo così esplicito della poesia ,  la libertà lessicale,  il  languore delle tue espressioni , il richiamo finale alla realtà della morte , mi riportano al Pascoli dei miei studi Urbinati ,  al Pascoli  che rappresentava il senso del ‘transito’ tra le alterne vicende del giorno , e la pace ,  quella della sera , come quella della morte :

 

           NOVEMBRE

   Gèmmea l’aria, il sole così chiaro

 che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,

 e del prunalbo l’odorino amaro

                         senti nel cuore…

 

 ma secco è il pruno, e le stecchite piante

 di nere trame segnano il sereno,

 e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante

                        sembra il terreno .

 

 Silenzio, intorno : solo, alle ventate,

 odi lontano, da giardini ed orti,

 di foglie un cader fragile .  E’ l’estate,

                        fredda, dei morti .

 

Da “Myricae”, 1891 , la raccolta dell’esordio del poeta , all’età di 36 anni . 

Senza nulla aggiungere, ti trascrivo un breve passo della critica di Arturo Onofri (1953) :

 

“Ecco un’altra poesia vera; ed è propriamente un capolavoro. E’di una perfezione mirabile, senza la più piccola falla. Nella prima strofa ( badate che ‘gèmmea’ è aggettivo di tre sillabe ) quest’illusione di primavera resa dall’odorino amaro del prunalbo nel cuore è davvero fatata.

E la seconda strofa comincia con un ‘Ma’ sinfonico che trasforma la sensazione precedente, illusoria, in un’altra contraria, reale.  Tutti i particolari sono decisivi.  …foglie che si staccano alle ventate, cielo che si raffredda e quasi si restringe, con l’aria pur gèmmea nel sole.

E’ l’estate, si, ma l’estate fredda dei morti ( la cosiddetta estate di San Martino), e questa chiusa è l’accordo finale che dà esplicita l’anima di tutta la lirica.  …”.

 

E’ una poesia da leggere e rileggere , Enrico , specialmente in questo inizio-mese , che chiama a un  pensiero  commosso la volontà comunicativa .

 C’è ora  l’altra ‘presenza autunnale’ nel tuo libro :  una data :  “ 26 Novembre 2004 “

 

    Adesso abito i fondali

     vivo sotto il mare e le mie

     sono dolci tristezze

     lascive come alghe,

     danzano con me

     e mi avvolgono ,di sera .

 

     Di giorno esploro il deserto a lunghi passi,

     respiro la sabbia ,

     il calore e le mie malinconie

     stendono un velo ambrato sui miei occhi ,

     sulle cose che tocco .

 

     Quando emergo la gente mi guarda

     come un relitto glorioso ,

     o un altro grumo di stracci

     lasciato dal mare .

 

     Ma vivo sotto il mare ,

     e mi piace giocare , la sera

     con le ancore e i paguri –

     oh ! Se almeno potessi annegare !

 

     Cominciano a crescere coralli su di me ,

     calcare mi ricopre

     e anemoni intorpidiscono il sonno .

 

     Quando le ombre verranno a cercarmi ,

     o reti a salvarmi ,

     lascerò questi fondali ,

 

     cercherò altrove il mio oro ,

     e in altri mari

     mi profonderò di nuovo  

 

 

  Enrico , che si parli di prosa , di strofe libere , di versi sciolti , 6-5-4-4-3-3-3 , ritmi , e poi di metodi di critica ; e poi , che il pubblico applauda , o commenti ; facciano loro ,  io mi trovo … ecco … come se  fossi all’ascolto di Wagner , la Morte di Isotta , “profondato” come tu dici , muto , …con i coralli …

 

Lascia un commento

La notte

Pubblicato nel mese di ottobre 2009
 

Caro Enrico ,   la vita procede ;  è un tema che trova  il suo svolgimento nel nostro agire quotidiano , individuale ;  poi –alla fine- ,  di questa vita resterà solo il caro ‘ricordo’ , che  poco a poco , nel tempo , andrà ad assumere la consistenza di un sole flebile , che tramonta e risorge , ma senza più determinare  ‘stupori’ :  né ammirazione per scintille di luce ,  né sgomento per  interrogativi senza risposta .  Per alcuni  pochi eccelsi ,  il proprio vissuto modellerà un ‘mito’;  per altri meno supremi , il proprio lascito potrà diventare ‘leggenda’ , anzi, legenda : participio futuro incrociato con ‘lèggere’ ,  perché il riferimento conduce direttamente alla lettura ;  e allora Enrico , questo un po’ ti tocca .

 

 Ti voglio ricondurre al tuo viaggio scolastico del 2002 , quello delle  Promenades”, dei percorsi di J.J. Rousseau e dell’ “Ile de st. Pierre”;  per vivere con te qualche momento di quei giorni , da me soltanto fantasticati , che  sembrano  aver dato espansione ad un tuo ideale di poesia , e di “prosa- poetica”, con un linguaggio che sapesse dare  immagine a ciò che non è visibile , e che avviasse a riflettere sulle ‘mutazioni’ ; Enrico, permettimi di citare una piccola  parte dei tuoi scritti come fossero in versi , con le stesse pause con cui ti leggo :

 

  “ Diario di viaggio”

24 aprile 2002        -       Neuchatel – ore 16,40

   Ho in mente storie , colori , gioia ..  Il rumore della fontana accompagna i miei pensieri       nell’ultima vampata di serenità , prima della partenza , del ritorno ..  odio ritornare , vorrei che la vita fosse solo una partenza .  I miei pensieri ..  si mischiano , scorrono , giocano come l’acqua che sgorga ridente , fresca .  Mi sento libero ..  l’ultima vampata , l’ultimo ruggito di libertà . Leggero come un soffio di brezza .

 

24 aprile 2002        -       Neuchatel – ore 19,10

   L’imbrunire ,   /   il momento d’oro della giornata :  /   il sole non ancora tramonta ,   /   ma la luce perde forza ,   /   diventa arancione e   /   ..tangibile .   //    Gli uccelli , i passerotti , i merli ,  /  cantano la loro ultima melodia ,   /    accogliendo il blu scuro    /    che sorge da Est .   .

 

24 aprile 2002        -       Neuchatel – ore 0,21

   Ultima sera !   /    Neuchatel … sbagliavo ,   /    la strada che ho fatto stasera    /    è triste , solitaria , ma si respira ,  /   come una gloria nella solitudine ,  /    una speranza nei prati spenti .   /   La serenità nell’angoscia ,   /    l’allegria nel dolore .

 

   Come ci si accosta a questi  ‘tuoi’  frammenti di pensiero , che non sono molto distanti da tante , anche sublimi , espressioni  di Poesia sulla  ‘ Notte’ ?    Debbo tentare di onorarlo questo tuo  “stato d’animo” :             

 

   “ …  cantano la loro ultima melodia ,  /    accogliendo il blu scuro  /  che sorge da Est “ 

 

  Il primo stupore , è l’idea del  ‘sorgere’ , che attiene al Sole , che ha un  suo  “punto”,  in alto sulla tangente : è il punto fugace del suo apparire all’orizzonte , e  ripete se stesso al momento-attimo del tramonto ;  poi , il passaggio alla Notte , che non ha  “il luogo del punto”,  ma il luogo esteso di tutto il  “blu scuro” che sorge da Est …aspetta Enrico ! Ho ritrovato il libro , ecco ,  ti parla   Clemens Brentano :

 

 “ Dalle valli sorge l’ombra ,  /    e ora il sole va a bagnarsi   /   nel giardino di rose   /  

  e la Notte gli intesse nell’ombra   /   un manto  di grigio velo.  /   Ammonitrice,  la Notte   /

  stende il suo manto  /   dinanzi alla porta dell’occidente ,  /   e tutti i cuori sentono   /

  chi ha perduto  ,   chi ha vinto . “

 

 Il libro è  “L’anima romantica e il sogno” di Albert Béguin ;  mi fu prezioso negli anni ’60 .

 Gli “Inni alla Notte” di Novalis sono indicati come il ‘capolavoro’ della poesia romantica , la poesia dell’anima profonda , la Notte grande rivelatrice ,  ma …( oh , se potessimo parlarne ancora .. !)  la mia preferenza era per Brentano :  ‘poco si preoccupava di teorie , la sua poesia ignora quegli abissi metafisici e visioni mistiche cui alludono le strofe di Novalis ; le poesie di Brentano hanno il pregio di una musica più personale , di una relazione più spontanea con il mondo delle immagini ; un solo dramma lo interessa , il Suo ‘  :

 

 “ .. parla da lassù , o mondo misterioso ,  /   che ti unisci così volentieri a me   /  … e ogni vita apre il suo petto all’altra ,  /   … il bacio celeste ..  /   e finalmente le braccia si sciolgono   /   la luna sorge .  /   Negli spazi celesti   /   fioriscono le stelle !   / …./    Dormi , o bel mirto,   /   dallo scuro manto del cielo   /   il gregge delle nubi va alla fonte della luce .. 

 

 Settembre è passato ;  siamo nel mese autunnale , e c’è una tua poesia che ha proprio questo titolo :

            “ Ottobre “

       Se anche parlassi la lingua degli angeli

        se anche avessi il dono della profezia ..

        la scienza di tutti i misteri

        e tutta la conoscenza ..

        se anche avessi tutta la fede ..

 

        se non ho il mio amore ..

        non sono che un bronzo risonante

        poiché le profezie termineranno ,

        le lingue si taceranno ,

        e la conoscenza svanirà … “

 

 Sono dolci le lacrime dell’ “anima romantica” , vero Enrico .. ?

Lascia un commento