Viva le Feste?
Sono i soliti ‘ 3 rituali 3’ , che si ripropongono ogni dicembre, Befana compresa ; per molti il più atteso è Capodanno , soprattutto per il suo seguito di speranze col botto . Da parte mia, io il botto me lo custodisco dentro di me , Enrico , ed ora ( ..ehi , non essere beffardo , sto parlando sul serio) .. ed ora sento il rimpianto , fortissimo , di non averti mai descritto una storia vissuta tantissimi anni fa , proprio in questi stessi giorni ; ma, andiamo per ordine .
A me mi … si può dire ‘a me mi’ ? Bè, io lo dico : “Il Calendario” a me mi sta sulle castagne ; e poi mi fanno pena quei poveracci che sono nati il 29 febbraio , sembrano dei ripetenti , che gli altri festeggiano il compleanno e loro restano indietro , che gli altri con gli anni vanno avanti e fanno carriera (?) e loro ancora fuori , e sempre di più , quasi come se non avessero diritto ad invecchiare , poveracci .. Di due cose ora voglio parlare con te , Enrico : con la prima cosa restiamo nel “quotidiano”, in ciò che avviene mentre si campa tra ingranaggi che girano ( finché la molla tiene) ; dopo invece, tu ed io voleremo insieme verso quel “botto”..
Siamo nel regno governato dal Calendario, che in questi giorni celebra la sua scienza ; e di scienza si tratta , a leggerne la storia : il susseguirsi del tempo fin dalle origini era regolato dalla sequenza giorno-notte : andamento naturale, infallibile e perpetuo ; c’erano anche le conferme dei cicli lunari (quando non era nuvoloso troppo a lungo) e dei segni della natura ; però si volle imbrigliare meglio il tempo , con le sequenze anche delle settimane e dei mesi . Ed ecco , già ai tempi di Cesare, verso il 320 a.C. apparire la farsa del Capodanno , che per gli esperti dell’epoca capitava ogni 365 giorni e 6 ore ; ma c’era un errore di 12 minuti e vari secondi . Per tante centinaia di anni, pur avendosene conoscenza, nessuno intervenne . Fino al 1582 , quando Papa Gregorio XIII fece fare bene i conti , attuò una Riforma e sentenziò così (per l’Italia di allora) : “ Signori , oggi è il giorno 4 ottobre 1582 , ma domani non sarà il 5 , bensì il 15 di ottobre ! Alègher !
Ci volle qualche centinaio di anni per uscire dalla confusione , perché i protestanti fecero ciccia , altri tennero botta , i Francesi duecento anni dopo ci ripensarono e inventarono il loro “calendario della Rivoluzione”, insomma non fu una storia semplice ; infine se ne uscì , e il calendario è quello di oggi . Però non finisce qui , perché i calcoli del 1600 hanno dato la durata media dell’anno : 365gg, 5h, 48’, 46,5’’, ma ancora con una imprecisione: cioè si avrà la perdita di un giorno ogni 3.000 anni ! Ecco che il problema si ripresenterà di nuovo , tra mille e più anni ; qualcuno di buona volontà si dia da fare . Fine .
E’ così bella invece , e così “chiara , fresca e dolce” l’alternanza tra il giorno e la notte !
Ora siamo fuori dalla quotidianità, Enrico ; in un campo dove l’immaginazione ha spazio :
non c’era ancora il dominio dell’elettronica ; per dare luce a certe idee era sufficiente la mano di un buon elettricista ; oggi no , le luminarie natalizie sembrano elaborazioni al computer : luci multiple alternate, colori a gogò , geometrie ; scatti di luce a orologeria , com’è tuttora in viale Marconi , dove i due lati del viale sono un susseguirsi di pannelli di luci equidistanti , tutti bene in fila come lampadine-soldati : unòddué – unòddué … vedo una parata militare , quasi la sento ; bell’effetto, senz’altro ! Però credo che il ‘tecnico’ del digitale avesse in mente un progetto più natalizio, magari una ‘pioggia’, con gocce che si susseguono ; e il computer l’ha vista mai una pioggia , anzi, ‘le piogge’? A catinelle, oblique , a raffica , antipaticissime , morbide , e poi quella.. amabile ? E’ di quest’ultima che ti debbo parlare Enrico , parlartene ora perché ho mancato di farlo quando ancora potevamo camminare insieme :
ero a spasso in centro , prima di Natale , guardavo le vetrine e i decori , più sobri allora ;
poi fece scuro , e le luci diventarono la nota principale , gli oggetti esposti apparivano come risonanze luminose ….
…dopo la piazza giro a destra, via Frattina , stradina stretta : l’immaginazione proprio qui , a sorpresa , apre un suo spazio , ampissimo :
- fermarsi , guardare in su e sentirsi catturati , sì , ma da cosa ? da una caduta casuale , senza un ordine, di tante piccole lampadine, tutte in totale aritmia , pendenti dall’alto lungo la strada : è una magia , quel gocciolio di luci così naturale , che invita ad essere vissuta per intero in due tempi , e chiede di esser lì nel momento di un ‘incontro’…
Enrico, da tempo cercavo parole degne per parlarti di queste remote emozioni , ma una frase che ho letto proprio in questi giorni in un libro di Eugenio Scalfari (“L’uomo che non credeva in Dio”) parla per me come io mai avrei saputo dire :
“ Il gocciolio del tempo che cade dalla gronda del cielo
sui tuoi pensieri ormai svagati e sconnessi,
il fanciullino che è rimasto in te ancora ti invia segnali ,
segnali di riso e di pianto , di gioco e di malinconia “
ecco cosa stava accadendo quella sera , a via Fattina : il gocciolio del tempo , la gronda del cielo , i pensieri sconnessi ; ma non svagati , tutt’altro che svagati perché da quella sera ebbe inizio l’attesa del ‘secondo tempo’ , una pioggia ‘amabile’ , che desse vita all’incontro , perché il desiderio non era più immaginare , ma vivere l’incontro nella sua realtà . Dopo qualche pioggia ‘obliqua’ , arrivò finalmente la sera del giorno giusto ; ricordo bene mia madre : “ma dove vai che piove ? si scivola sul bagnato !” Avevo la Lambretta , il casco non c’era ancora , ed io mai avrei rinunciato , sapevo che sarebbe stato l’ ‘evento’ ; ora debbo ripetermi : ciò che accadde non saprei esprimerlo meglio di come è stato scritto sopra : il fanciullino , i segnali di riso e di pianto , gioco e malinconia ; ecco, era questo :
- lo sguardo verso l’alto , le gocce del cielo che cadono negli occhi , tante piccole lenti per rendere sfocate le lampadine e vederle cadenti insieme al gocciolio del tempo , e poi .. la festa di colori che lumeggiano, scomposti da altre gocce-lacrime fattesi piccoli prismi … Continuava a piovere , pioggia amabile, ed io ero ancora lì bagnato , illuminato , felice ….
Enrico , ti dicevo che il mio “botto” ce l’ho dentro ; chissà , se tu essendone a conoscenza , mi avresti dedicato una tua poesia, breve , una come questa :
“ Pensieri , dei cieli
come nuvole
sparse al tuo sospiro
(respiro) “
Ci manchi , Enrico ..